Didattica a distanza: i consigli degli esperti

La scuola italiana ha risposto in modo molto positivo all’emergenza che stiamo vivendo e ha realizzato una notevole quantità di pratiche di Didattica a Distanza che hanno permesso di dare continuità alla vita scolastica anche in questo momento.

Ora però si avvicina la questione della valutazione: sappiamo che si tratta di attribuire agli studenti il giusto giudizio finale. Per raggiungere questo obiettivo occorre integrare le attività didattiche in modo da rendere effettivamente formativo il nostro percorso.

Per questo sono indispensabili i seguenti tre passaggi:

  1. Progettazione: occorre definire i traguardi formativi essenziali che si intendono perseguire. La soluzione migliore è rappresentata dal Canovaccio del curricolo, definito in base a tappe di crescita personale, professionale e civica.
  2. Erogazione: è realistico concentrare il completamento dell’anno su due attività:
    • Compiti disciplinari: produzione di brevi testi o mappe cognitive “parlanti” sui contenuti degli insegnamenti disciplinari, privilegiando la ricerca delle parole, la loro spiegazione (non “copia e incolla”) con esempi, collegamenti, riflessioni.
    • Compiti interdisciplinari: proporre project work nella modalità della soluzione dei problemi, della ricerca, della progettazione, con un coinvolgimento essenziale di più docenti.
    Nello svolgimento di tali compiti, occorrerebbe far lavorare gli alunni tra di loro, preferendo la coppia, la soluzione che impone un effettivo lavoro cooperativo
  3. Valutazione: se viene seguita una didattica come sopra indicato, è possibile realizzare una valutazione dal valore formativo che mira al riconoscimento degli apprendimenti. Essa evita di procedere in modo frammentario in riferimento a prestazioni isolate e considera in modo unitario l’intero cammino formativo dell’alunno. La valutazione riguarda tre diversi aspetti:
    • La valutazione dei contenuti deve limitare l’utilizzo dei test e preferire colloqui e verifiche orali faccia a faccia, quesiti di comprensione, collegamento, riflessione ed argomentazione.
    • La valutazione delle competenze deve privilegiare compiti di realtà sfidanti che mobilitano l’intero arco delle facoltà dell’alunno e lo stimolano ad assumere decisioni che richiedono visione e riflessione.
    • La valutazione degli atteggiamenti richiede l’osservazione sistematica degli indicatori di responsabilità, autonomia, relazioni e cittadinanza.

Se siete interessati ad approfondire questi argomenti, vi invitiamo a partecipare al corso di formazione dal titolo “Per una didattica a distanza autenticamente formativa e aperta al tema delle competenze”, che si terrà il 12 maggio 2020 alle ore 15 in diretta web.

Sarà possibile interagire live con il relatore e conoscere tutte le metodologie per massimizzare il valore formativo della didattica a distanza.

In una delle prime esperienze effettuate con gruppi online di studenti, utilizzando un web forum, successe un episodio piuttosto comico che però ci fa comprendere molti degli aspetti che caratterizzano le interazioni su Internet. Una studentessa aveva inavvertitamente attivato il caps lock (il blocco attivo delle maiuscole), per cui scriveva tutto in maiuscolo. Ad un certo punto, uno degli altri studenti, le scrisse: “Scusa, ma perché urli?”. La studentessa, sorpresa, rispose: “Ma io non ho detto niente”.

Per ogni sistema di interazione online si sono creati specifici codici di comportamento impliciti, che regolano le relazioni fra i partecipanti.
Per esempio, se scriviamo una mail è possibile scrivere testi anche piuttosto lunghi e articolati, mentre in una chat occorre tenere attivo l’interesse degli interlocutori inviando consecutivamente piccoli pezzi di messaggi in modo da “mantenere” la priorità nella comunicazione.

Ogni gruppo online crea e definisce i propri codici comportamentali sulla base delle attività da svolgere, dei ruoli dei partecipanti, e di come evolve la cultura di quella specifica classe virtuale.
Intervenire all’interno di un web forum, di una chat, di un’audioconferenza o di una videoconferenza implica abilità differenti e differenti percezioni di come viene recepito il messaggio.

Stimolare gli interventi all’interno dei differenti sistemi per l’interazione online, pone l’insegnante nella duplice condizione di incoraggiare i comportamenti positivi e cercare di ridurre i comportamenti negativi. Essere dietro uno schermo, sapendo di far parte di un gruppo, potrebbe determinare un clima in cui i partecipanti potrebbero sentirsi deresponsabilizzati rispetto ad una richiesta di aiuto, soprattutto se si tratta di chat e web forum. Allo stesso tempo, però, qualora gli interventi risultino molteplici, occorre gestire al meglio la situazione in modo tale che non si perdano e alcune voci restino fuori dal coro, soprattutto in audioconferenza e videoconferenza.

Come fare quindi per gestire una classe virtuale coinvolgendo tutti i partecipanti, in un clima corretto e collaborativo?

  1. Utilizzare più sistemi contemporaneamente, ad esempio la chat ad integrazione della videoconferenza, coordinando la classe con quanto si sta presentando/discutendo in audio/videoconferenza.
  2. Adottare il modello delle flipped classroom: mettere a disposizione degli studenti una serie di materiali che rappresentano i contenuti veri e propri delle lezioni, facendo diventare le lezioni online momenti in cui si discute su quei contenuti e si costruisce una conoscenza collettiva gestita dall’insegnante.

Queste e altre strategie saranno descritte dal prof. Elvis Mazzoni in occasione del corso di formazione dal titolo “Gestire una classe virtuale? Criticità e potenzialità delle relazioni online”, che si svolgerà in diretta web lunedì 11 maggio alle ore 15.

La distanza è una condizione fisica alla quale, attualmente, siamo costretti da norme che tutelano la nostra salute e che chiamano tutti e ciascuno a un senso di “responsabilità interconnessa”. Viviamo e lavoriamo per lo più in casa: siamo pertanto distanti dai nostri di luoghi di lavoro, dai nostri colleghi, dai nostri studenti. Ma la distanza fisica è (anche) distanza sociale?

Le diverse risposte che possono darsi a tale quesito, oltre che monitorare la propria esperienza di cittadini e di docenti in questi tempi difficili, restituiscono al contempo differenti modi di concepire le tecnologie digitali. E questo proprio nel momento in cui – nel più specifico ambito scolastico e universitario – tali strumenti non rappresentano più un’opzione per quanti desiderino sperimentare approcci didattici che si avvalgono delle potenzialità di tali dispositivi, ma una necessità al fine di garantire una continuità di relazione e di interazione con gli studenti – ed eventualmente con le loro famiglie.

E’ auspicabile pertanto un orizzonte progettuale tale da
1) consentire una gestione dell’emergenza e delle sue criticità;
2) imbastire una scena della didattica che predisponga un progressivo ritorno in classe in cui le tecnologie digitali non vengano archiviate da una ritrovata prossimità fisica, ma continuino a rappresentare (anche in presenza!) un’opportunità per “aumentare” l’esperienza dell’apprendimento e della sua dimensione sociale e cooperativa.

Passando da una prassi della programmazione a una logica della progettazione, è possibile e urgente costruire insieme - docenti, studenti e (ove necessario) anche le famiglie – una inedita ontologia dell’apprendimento in cui diverse “distanze” non solo siano plausibili, ma addirittura auspicabili per in-scenare in uno spazio, che per più ragioni eccede il perimetro fisico dell’aula, molteplici stili cognitivi e relazionali, valutando di ciascuno i limiti e le potenzialità.

Karl E. Weick, uno studioso di organizzazione, ha mostrato come, in condizioni di stress e di oggettiva difficoltà, i soggetti tendono a rimuovere nozioni e pratiche apprese in un percorso di formazione anche medio-lungo, per “regredire” alle “soluzioni” percepite come più semplici e più intuitive, a prescindere dalla loro effettiva efficacia: ovvero, a quelle strategie che da più tempo sedimentano nella memoria storica degli individui e che sono rimaste, come braci sotto la cenere, nascoste dalle esperienze e dalle acquisizioni successive.

Ridurre l’utilizzo delle tecnologie digitali in contesti formativi a “tele-dispositivi” utili per colmare distanze più o meno “obbligate” è una pericolosa declinazione di quella “regressione” che, proprio oggi, la scuola come sistema educativo non può (più) reggere – al di là dell’emergenza Covid-19.

Se sei interessato ad approfondire le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e a porre le tue domande al dr. Moriggi, ti invitiamo a partecipare al corso di formazione “L'apprendimento al tempo della "crisi". Strategie e scenari per l'integrazione tra didattica in presenza e a distanza”, che si terrà in diretta web il 7 maggio 2020 alle ore 15.

La didattica a distanza ha il merito di mantenere viva la comunità di classe e di alimentare il senso di appartenenza e si è dimostrata essenziale per non interrompere il percorso di apprendimento. L’utilizzo di strumenti e tecnologie informatiche può comportare però diverse criticità, legate al rispetto della privacy, alla sicurezza informatica delle piattaforme terze utilizzate e alla tutela del diritto d’autore (copyright). Come fare quindi per garantire a insegnanti, studenti e famiglie un’esperienza di didattica a distanza sicura, protetta e ben strutturata? Quali sono le responsabilità della scuola? Lo abbiamo chiesto al prof. Francesco Sandro Della Rocca, che ha condiviso con noi quattro regole che tutte le scuole dovrebbero applicare.

  1. Privilegiare piattaforme che consentano il settaggio dei parametri di sicurezza e privacy, la crittografia delle comunicazione e l’accesso esclusivamente alle utenze abilitate e identificate preventivamente.
  2. Impostare profili autorizzativi differenti per docenti e per allievi, per attribuire privilegi diversi (possibilità di invitare altre utenze, di modificare l’evento, di inviare file, di utilizzare la funzionalità di chat privata tra partecipanti).
  3. Accertarsi che le applicazioni per la videoconferenza siano gestite in un ambiente riservato, evitando applicazioni che mettono a disposizione delle stanze pubbliche per le attività.
  4. Verificare che gli strumenti utilizzati non adottino tecniche di profilazione dei dati a fini commerciali.

Sei interessato ad approfondire questo argomento? Hai delle domande per il prof. Della Rocca? Allora, partecipa al corso di formazione dal titolo “Didattica a distanza, sicurezza e privacy: riflessioni su come studiare rimanendo protetti”, che si terrà il 6 maggio 2020 alle ore 15 in diretta web.

Potrai interagire live con il relatore e conoscere gli strumenti per proteggere tutti i soggetti coinvolti nella didattica a distanza.